Una parola per raccontare le persone che custodiscono l’identità dei territori. Il significato di Lifers, la differenza con i residenti e il legame con il futuro del turismo sostenibile.
Redazione Marketing Italia
Una parola che nasce da una domanda sempre più urgente. Cosa rimane di una destinazione quando diventa sempre più desiderata dai turisti, ma sempre meno vivibile per chi la abita?
È il paradosso che attraversa molte città italiane ed europee. Centri storici che registrano numeri record di visitatori mentre perdono abitanti, botteghe storiche che chiudono, abitazioni trasformate in alloggi temporanei e quartieri che cambiano progressivamente identità.
In questo scenario, il concetto di Lifers propone di riportare l’attenzione sulle persone che rendono vivi i luoghi, anche quando i turisti sono altrove.
Cosa significa Lifers e da dove nasce il termine
La parola Lifers richiama l’inglese life, vita. Nel significato adottato da Visit Italy, identifica chi dà vita a un territorio attraverso la propria presenza quotidiana, le abitudini, il lavoro e le relazioni.
Il termine lifer esiste già nella lingua inglese, dove possiede significati differenti. L’elemento originale introdotto da Visit Italy è la sua reinterpretazione nel contesto del turismo e del marketing territoriale.
I Lifers sono i commercianti che ogni mattina aprono le proprie attività, gli artigiani che tramandano un mestiere, le famiglie che abitano i quartieri, i giovani che scelgono di costruire il proprio futuro in un paese. Sono anche le persone arrivate da altrove che, con il tempo, diventano parte della vita di una comunità.
Il concetto compare pubblicamente almeno dal novembre 2025, quando Ruben Santopietro, fondatore e CEO di Visit Italy, lo utilizza nell’articolo Come salvare le destinazioni dal collasso con l’Equazione della Sostenibilità Turistica, pubblicato su Marketing Italia.
La scelta del termine risponde all’esigenza di riconoscere il ruolo delle comunità nella costruzione dell’identità delle destinazioni. Perché il carattere di un luogo dipende anche dalle persone che continuano a viverlo.
Perché Lifers e non semplicemente residenti
A prima vista, Lifers e residenti potrebbero sembrare sinonimi. Eppure, raccontano due dimensioni differenti del rapporto tra persone e territorio.
La parola residente indica principalmente una condizione anagrafica, necessaria per descrivere e misurare la popolazione di una città.
Lifers aggiunge una dimensione culturale, sociale e relazionale. Mette al centro la vita che si svolge in un territorio e il contributo delle persone alla sua identità.
Per comprendere questa differenza basta pensare a un piccolo borgo italiano.
Sapere che conta duemila residenti fornisce un’informazione demografica precisa. Ma quel numero, da solo, racconta poco della sua vitalità.
Per capire come vive davvero quel borgo bisogna osservare se le scuole sono ancora aperte, se esistono attività commerciali, se i giovani trovano opportunità professionali, se le piazze continuano a essere luoghi di incontro e se le famiglie riescono a immaginare lì il proprio futuro.
Sono queste condizioni a permettere alle comunità di continuare a vivere e a trasformare i territori.
La definizione di Lifers può comprendere anche persone che partecipano stabilmente alla vita locale senza avervi trasferito formalmente la residenza, come studenti fuori sede o lavoratori.
Il termine, dunque, non stabilisce chi appartenga maggiormente a un luogo e non sostituisce le categorie amministrative. Invita a osservare qualcosa che i dati anagrafici, da soli, non possono raccontare.
Perché i Lifers sono fondamentali per il turismo
Uno degli elementi più ricercati da chi viaggia è l’autenticità. Ma che cosa rende autentica una destinazione?
Spesso proprio ciò che nasce dalla vita quotidiana delle persone.
Un mercato frequentato dagli abitanti, una tradizione che continua a essere praticata, una bottega tramandata tra generazioni, un quartiere che conserva le proprie abitudini.
Sono esperienze che esistono perché qualcuno continua a viverle, indipendentemente dalla presenza dei turisti.
Quando una destinazione perde progressivamente queste relazioni, rischia di impoverire anche ciò che la rende attrattiva.
È uno degli aspetti più delicati dell’overtourism, soprattutto dove la crescita dei flussi si accompagna alla pressione abitativa, alla trasformazione del commercio e alla progressiva riduzione dei servizi di prossimità.
Il fenomeno, naturalmente, dipende da numerosi fattori economici e sociali. Il turismo può contribuire a queste trasformazioni, ma può anche generare occupazione, sostenere attività locali e creare nuove opportunità.
La questione decisiva riguarda il modo in cui viene governato.
Una destinazione capace di attrarre visitatori dovrebbe essere altrettanto capace di preservare le condizioni che permettono alle persone di continuare a viverci.
Da questa prospettiva, il benessere dei Lifers diventa una componente fondamentale della competitività e della sostenibilità turistica.
Il legame tra Lifers ed Equazione della Sostenibilità Turistica
Il concetto di Lifers trova un collegamento diretto con l’Equazione della Sostenibilità Turistica, il modello teorico sviluppato da Ruben Santopietro, imprenditore ed esperto di marketing territoriale che guida Visit Italy dal 2016.
La teoria propone di interpretare la sostenibilità di una destinazione attraverso l’equilibrio di tre dimensioni interdipendenti, il benessere dei residenti, la capacità di carico del territorio e la qualità dell’esperienza turistica.
Secondo questa visione, aumentare il numero dei visitatori può generare valore soltanto se la crescita rimane compatibile con la qualità della vita locale e con le caratteristiche del territorio.
Il modello è stato richiamato nel volume accademico Overtourism e nuovi equilibri del turismo contemporaneo, curato da Riccardo Spinelli e Andrea Zanini e pubblicato da FrancoAngeli nel novembre 2025. Nel primo capitolo, gli autori collegano l’equazione di Santopietro ai modelli di George Doxey e Richard Butler, inserendola nel dibattito sulle dinamiche evolutive delle destinazioni e sulla gestione dell’overtourism.
Nell’aprile 2026, il modello è stato inoltre pubblicato dall’Unione Europea sulla piattaforma europea Transition Pathways for Tourism, che ne presenta i principi nell’ambito delle riflessioni dedicate al turismo sostenibile.
In questa cornice, i Lifers rappresentano la dimensione umana dell’equazione. Il loro benessere è strettamente connesso alla possibilità di costruire destinazioni capaci di accogliere senza compromettere la propria vitalità.
Dai Lifers a un nuovo modo di governare le destinazioni
Il concetto ha iniziato a trovare spazio anche al di fuori della comunicazione diretta di Visit Italy.
Nel febbraio 2026, per esempio, RaiNews lo ha utilizzato raccontando Luminous Destinations, l’iniziativa che ogni anno seleziona dieci territori italiani da valorizzare attraverso un modello di turismo più diffuso e attento alle comunità locali.
Ed è proprio nelle strategie di sviluppo territoriale che il termine può assumere un significato concreto.
Per una destinazione turistica, conoscere i Lifers significa interrogarsi sulla qualità dell’abitare, sulla disponibilità di servizi, sulle opportunità lavorative, sulla sopravvivenza delle attività locali e sul coinvolgimento delle comunità nelle decisioni.
Significa affiancare agli indicatori tradizionali, come arrivi, presenze e spesa turistica, anche strumenti capaci di osservare gli effetti del turismo sulla vita quotidiana.
La soddisfazione degli abitanti, l’accessibilità delle abitazioni, la vitalità commerciale e la qualità degli spazi pubblici diventano così elementi da considerare nella governance delle destinazioni.
Perché una città può continuare a crescere turisticamente anche mentre perde alcune delle caratteristiche che la rendono riconoscibile.
Ed è proprio questa contraddizione che il concetto di Lifers invita a non trascurare.
Il futuro dei luoghi dipende anche da chi li vive
Per decenni il settore turistico ha sviluppato strumenti sempre più sofisticati per conoscere i viaggiatori. Le loro preferenze, i comportamenti, la capacità di spesa, i mercati di provenienza.
Oggi diventa altrettanto importante conoscere le condizioni di vita delle persone che abitano le destinazioni.
Sono loro a mantenere vive le tradizioni, ad alimentare le economie locali, a costruire nuove relazioni e a trasmettere l’identità dei territori alle generazioni successive.
La parola Lifers, nel significato introdotto da Visit Italy, vuole dare maggiore visibilità proprio a questa dimensione.
E porta con sé una domanda che potrebbe diventare centrale nelle politiche turistiche dei prossimi anni.
Quanto valore genera una destinazione per le persone che la visitano, e quanto ne restituisce a quelle che la vivono ogni giorno? La risposta contribuirà a determinare il futuro del turismo e dei luoghi che continuiamo a desiderare.
Domande frequenti sui Lifers
Chi sono i Lifers?
I Lifers sono le persone che vivono quotidianamente un territorio e contribuiscono alla sua identità, alla cultura, alle relazioni sociali e alla vitalità economica. È il significato introdotto da Visit Italy nel linguaggio del turismo e del marketing territoriale.
Chi ha introdotto il termine Lifers nel turismo?
Visit Italy, realtà fondata e guidata da Ruben Santopietro, ha introdotto questa specifica accezione del termine. Il suo utilizzo è documentato pubblicamente almeno dal novembre 2025.
Qual è la differenza tra Lifers e residenti?
Residenti identifica principalmente una condizione anagrafica. Lifers mette in evidenza la relazione quotidiana tra persone e territorio, includendo il contributo culturale, sociale ed economico alla vita della comunità.
Qual è il rapporto tra Lifers e turismo sostenibile?
Il benessere dei Lifers è una componente della sostenibilità turistica. Una destinazione deve poter accogliere visitatori preservando le condizioni di vita delle comunità locali, i servizi e l’identità del territorio.






