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Cos’è lo smart-working? Non telelavoro ma una nuova cultura

É da un po’ di tempo che si sente parlare dell’ormai famoso Smart Working, tante aziende ne hanno tentato l’introduzione prive a volte del coraggio necessario per imprimere la svolta.

Il lavoro, soprattutto in Italia, è figlio di una cultura rigida, concentrata principalmente sul tempo da trascorrere al lavoro e sui compiti da svolgere. Questo ha creato nella mente del lavoratore la sensazione di sentirsi occupato e nel datore di lavoro una sensazione di controllo. Entrambi gli approcci hanno contribuito a guardare qualsiasi forma di flessibilità con scetticismo fissando il concetto che flessibile è uguale a precario.

La vecchia cultura ha creato delle zone cosiddette di sicurezza dove abbiamo creato delle vere e proprie zone di comfort. La zona di sicurezza tradizionale era costituita da modelli rigidi: posto fisso, posto di lavoro, titolo di studio, quindi l’idea di lavoro e di vita si è concentrata nella ricerca di queste condizioni. Chiunque ha trovato queste condizioni vi ha creato all’interno la cosiddetta zona di comfort.

Abbiamo creato una zona di comfort all’interno della nostra vecchia idea di lavoro

Purtroppo o per fortuna l’evoluzione della società e l’avvento del digital e dell’automazione hanno cambiato le regole del gioco. La vecchia sicurezza ha ceduto il posto alla nuova zona di sicurezza e a nuove competenze. Oggi la zona di sicurezza è composta da Flessibilità, relazioni, ottimizzazione, cambiamenti veloci. La vecchia zona di comfort quindi si trova fuori quest’area e per poter vivere una nuova vita bisogna acquisire nuove abitudini e creare quindi una nuova e più funzionale zona di comfort.

La nostra vecchia zona di comfort non coincide più con i valori del lavoro di oggi

Ma cos’è lo smart working in realtà?

Il termine smart, intraducibile in Italiano, sta a significare un mix tra intelligente e svelto quindi in grado di portare più velocemente e con intelligenza ad un determinato risultato. Quindi lo smart working è un modo di lavorare che permette, senza sprechi di tempo, di ottenere ottimi risultati. Tutto ciò si scontra però con la cultura del lavoro tradizionale legata al parametro del tempo (full time) e del controllo applicato dall’imprenditore. Quindi nonostante nascondesse delle reali opportunità è stato sempre guardato con scetticismo e paura del cambiamento che ne hanno rallentato la diffusione.

Smart Working non è il telelavoro, non vuol dire soltanto lavorare da casa e utilizzare le nuove tecnologie, lo Smart Working è una nuova cultura del lavoro, un nuovo modello di organizzazione e un significato moderno di leadership, basato su collaborazione e condivisione di spazi. ”Open space” dunque uno spazio lavorativo aperto per stimolare la creatività, migliorare le relazioni e le condivisioni oltrepassando i confini aziendali, stimolare nuove idee e quindi nuovo business. Un nuovo paradigma necessario per per creare un’organizzazione flessibile, per garantire un giusto bilanciamento tra vita privata e lavoro, e un efficace processo di auto-responsabilizzazione dei lavoratori in ottica empowerment. Non più essere occupati ma responsabili dei risultati, auto-responsabilizzazione, con una leadership fondata sulla delega e una maggiore fiducia reciproca.

Il lockdown e lo smart working

L’introduzione di questo nuovo modo di lavorare sarebbe comunque avvenuta. Il lockdown non ha fatto nient’altro che accelerare i tempi e le aziende che, anche se scettiche, hanno fatto di necessità virtù continuando attraverso il digitale a lavorare anche con le sedi fisicamente chiuse. In effetti, esclusa la categoria che riguarda la produzione, quasi tutti hanno potuto continuare le attività. Consulenti, social media, amministrazione e tutti i comparti non manufatturieri grazie allo smart working forzato hanno addirittura aumentato la produttività e migliorato i processi.

Quali sono le controindicazioni?

Tutte le norme che riguardano il lavoro hanno come riferimento 2 parametri: tempo impiegato a lavoro e luogo di lavoro trascurando il concetto di qualità. Gli imprenditori con una cultura gerarchica possono confondere lo smart working con la reperibilità totale. Durante il lockdown alcuni datori di lavoro hanno abusato di collegamenti per esercitare un controllo maggiore su dipendenti e collaboratori.

La condizione per una diffusione corretta di questo nuovo modello è una nuova cultura basata sul risultato. Un grande lavoro di maturità da parte delle aziende e dei collaboratori. Bisogna aumentare la consapevolezza che il lavoro serve per comprare qualità di vita. Se si è in grado di ottenere ottimi risultati in minor tempo deve diventare una conquista di benessere. Più tempo per la famiglia, per i figli, per la cura di se a parità di risultati aziendali. Chi non ha questa cultura imprenditoriale è destinato a scomparire. Ormai si parla sempre più di benessere psicofisico e lo smart working può essere la soluzione. Meno spreco di tempo per spostamenti, minore stress, più concentrazione. Questo significherà maggiore efficienza, maggiore produttività e migliori risultati