FormazionePuò il turismo essere sostenibile se continuano a crescere gli arrivi?

Può il turismo essere sostenibile se continuano a crescere gli arrivi?

L’ho chiesto a Stefan Gössling, tra i principali studiosi internazionali di turismo, mobilità e cambiamento climatico, per capire se la sostenibilità possa davvero convivere con un modello che continua a misurare il successo attraverso la crescita dei flussi.

di Ruben Santopietro

Nel turismo la parola sostenibilità è ormai ovunque.

Nei piani strategici delle destinazioni, nei programmi delle amministrazioni, nei progetti finanziati e persino negli obiettivi di crescita.

E così una destinazione può aumentare gli arrivi, aprire nuove rotte aeree, attrarre visitatori da mercati sempre più lontani e, nello stesso documento, dichiarare di voler diventare più sostenibile.

Il problema è che le due cose non necessariamente procedono nella stessa direzione.

Per molti territori, ancora oggi, il successo turistico continua a essere misurato attraverso indicatori molto semplici: più arrivi, più presenze, maggiore accessibilità, nuovi mercati internazionali.

Quando però una destinazione raggiunge livelli elevati di pressione turistica, continuare ad aggiungere visitatori può aumentare il valore economico prodotto, ma anche il consumo di risorse, gli spostamenti, le emissioni e la pressione sul territorio.

Da qui nasce una domanda più scomoda di quanto sembri:

può una destinazione definirsi davvero sostenibile se la sua strategia continua a basarsi sulla crescita del numero di turisti?

Per questa uscita di The Italy Question l’ho chiesto a Stefan Gössling, professore di Tourism Research alla Linnaeus University e di Human Ecology alla Lund University, che da decenni studia il rapporto tra turismo, trasporti, mobilità e sostenibilità.

Il suo lavoro ha affrontato in particolare l’impatto ambientale dell’aviazione, le politiche climatiche e il modo in cui i modelli di mobilità influenzano la sostenibilità del turismo. Nel corso della sua attività ha inoltre collaborato con governi e organizzazioni internazionali tra cui UNWTO e World Bank.

È una prospettiva particolarmente interessante per l’Italia.

Da una parte abbiamo destinazioni sottoposte a una pressione turistica evidente. Dall’altra migliaia di città, paesi, borghi, aree interne e territori che cercano maggiore visibilità e nuove opportunità economiche.

La risposta più intuitiva sembrerebbe quindi semplice: spostare una parte dei visitatori dai luoghi più congestionati verso quelli meno conosciuti.

Gössling invita però a fare una domanda precedente.

Non dove portare altri turisti, ma se ne servano davvero altri.

Con lui ho parlato di crescita, overtourism, voli low cost e del ruolo che la tecnologia può realmente avere nella decarbonizzazione del turismo.

1. Ciao Stefan, una destinazione può definirsi credibilmente sostenibile se la sua strategia turistica continua a dipendere esclusivamente dall’aumento dei visitatori e dei viaggi a lunga distanza?

Stefan Gössling: No, per diverse ragioni.

Abbiamo già una forte pressione turistica nella maggior parte delle destinazioni e, allo stesso tempo, esiste una tendenza che sta rendendo il turismo più energivoro: le persone soggiornano per periodi più brevi e utilizzano modalità di trasporto a maggiore intensità energetica.

Il turismo che stiamo osservando oggi in Europa sta diventando meno sostenibile, non più sostenibile.

E ogni ulteriore arrivo peggiora questa situazione.

2. Reindirizzare i viaggiatori verso destinazioni meno conosciute viene spesso individuato come una soluzione all’overtourism. La dispersione dei flussi può ridurre l’impatto ambientale del turismo?

Stefan Gössling: È una strategia utilizzata per difendere un’ulteriore crescita del turismo.

Non credo che più turismo sia necessariamente ciò di cui l’Italia ha bisogno.

Dovremmo passare dalla quantità alla qualità e chiederci quale sia realmente lo scopo del turismo e quale tipo di turismo vogliamo.

3. Molte isole, aree rurali e comunità remote dipendono dal turismo e hanno bisogno di collegamenti accessibili. Come possiamo ridurre le emissioni senza trasformare il viaggio in un’opportunità riservata soltanto ai visitatori più benestanti?

Stefan Gössling: Chi viaggia in aereo è, per definizione, benestante, considerando che ogni anno al massimo il 4% della popolazione mondiale prende un volo verso un altro Paese.

Il nostro problema sono i voli economici che permettono agli stessi viaggiatori di volare più frequentemente, insieme a quell’1% della popolazione mondiale costituito dai frequent flyer che effettua il 50% di tutti i voli.

Abbiamo quindi bisogno di prezzi equi per il trasporto aereo.

Attualmente il trasporto aereo è fortemente sovvenzionato e non sostiene il costo dei danni che produce attraverso il cambiamento climatico.

Se le destinazioni ritengono di guadagnare troppo poco dal turismo, dovrebbero invece interrogarsi sulla dispersione del valore economico generato.

Sono le piattaforme di prenotazione, per esempio, a trattenere commissioni che possono arrivare intorno al 20% dei ricavi turistici.

Il problema non è che il trasporto aereo sia, o dovrebbe essere, maggiormente tassato.

4. La tecnologia promette aeromobili più efficienti, mobilità intelligente e viaggi sempre più ottimizzati. L’innovazione può rendere compatibile una crescita continua del turismo con gli obiettivi climatici oppure dobbiamo anche ripensare quanto frequentemente e quanto lontano viaggiamo?

Stefan Gössling: Le compagnie aeree lo affermano da decenni, eppure le emissioni del trasporto aereo hanno continuato a crescere.

Non vedo grandi possibilità che l’aviazione riesca realmente a decarbonizzarsi: le emissioni del settore continueranno ad aumentare.

Alla fine, il cambiamento climatico farà sì che il sistema turistico globale così come lo conosciamo oggi non esista più.

Sarà caratterizzato sempre di più da ondate di calore, tempeste, incendi, precipitazioni estreme, dalla perdita di risorse turistiche come spiagge e neve e dalla proliferazione di specie problematiche, come meduse e fioriture algali negli oceani più caldi.

Dobbiamo ripensare il turismo se vogliamo preservare il turismo per le generazioni future.

Che cosa significa per l’Italia

La riflessione di Stefan Gössling porta il dibattito italiano su un terreno che spesso evitiamo.

Il punto non è scegliere tra più turismo e meno turismo.

Il punto è smettere di considerare la crescita come un obiettivo automatico.

Per molti territori italiani, soprattutto quelli meno conosciuti, attrarre nuovi visitatori resta una possibilità concreta di sviluppo. Ma questo non significa che il modello debba essere lo stesso delle destinazioni che oggi soffrono la pressione dei grandi flussi.

Raccontare il 99% d’Italia dovrebbe servire proprio a questo: distribuire meglio opportunità, attenzione e valore, non semplicemente estendere la geografia dell’overtourism.

La vera sfida è quindi capire quale turismo è coerente con ciascun territorio.

Un piccolo paese, un’isola, una città d’arte e una destinazione alpina non possono avere gli stessi obiettivi, gli stessi mercati e gli stessi indicatori di successo.

Forse è questo il passaggio culturale più importante: smettere di chiedere a ogni destinazione di crescere e iniziare a chiederle che cosa vuole ottenere dal turismo.

Una strategia sostenibile non parte dal numero di persone che possiamo portare in un luogo. Deve partire sempre di più dal tipo di valore che vogliamo lasciare quando quelle persone se ne vanno.

L’idea da portare con noi

Una destinazione sostenibile non è quella che trova il modo più green per continuare a crescere all’infinito. È invece quella che decide quale turismo vuole, quanto ne può accogliere e quale valore vuole lasciare sul territorio.

The Italy Question è la serie editoriale ideata da Ruben Santopietro che porta alcune delle voci internazionali più autorevoli a confrontarsi con le grandi questioni del turismo italiano. Un progetto nato per aprire prospettive nuove, mettere in discussione idee consolidate e costruire, conversazione dopo conversazione, un osservatorio sul futuro dell’Italia e dei suoi territori.

Ruben Santopietro
Ruben Santopietrohttp://www.rubensantopietro.com
Imprenditore e CEO di Visit Italy, piattaforma culturale indipendente che racconta l’Italia lontano dai riflettori. Da anni lavora nel marketing territoriale, accompagnando destinazioni e comunità a costruire nuove narrazioni. È stato intervistato da BBC, CNN e Skift come una delle voci italiane più autorevoli sul turismo. Nel tempo libero coltiva la passione per l’arte, le due ruote e l’esplorazione dei luoghi più affascinanti del mondo.