TurismoAdvanced Kit per Assessori al Turismo: come governare una destinazione

Advanced Kit per Assessori al Turismo: come governare una destinazione

Una guida strategica in 10 passi per sindaci, assessori e dirigenti pubblici che vogliono sviluppare il turismo, prendere decisioni migliori e generare valore duraturo per il proprio territorio.

di Ruben Santopietro

Un Comune può avere un patrimonio culturale straordinario, un paesaggio affascinante, tradizioni secolari e un calendario ricco di eventi. Può perfino ricevere migliaia di visitatori ogni anno. Eppure, tutto questo potrebbe non bastare a renderlo una destinazione turistica.

Perché?

Perché esiste una differenza sostanziale tra un luogo che viene visitato e una destinazione capace di attrarre e generare valore nel tempo.

Immaginiamo un piccolo Comune italiano. Ha un centro storico ben conservato, una tradizione gastronomica importante e alcuni eventi molto partecipati. I visitatori arrivano, soprattutto nei fine settimana, ma si fermano poche ore. Le attività commerciali lavorano in maniera discontinua, le strutture ricettive faticano a riempirsi durante l’anno e chi arriva da fuori trova poche informazioni su come organizzare il soggiorno.

L’amministrazione decide di investire nel turismo.

Da dove dovrebbe cominciare?

È una domanda che negli ultimi dieci anni, come CEO di Visit Italy, mi sono trovato ad affrontare molte volte, lavorando accanto a sindaci, assessori, dirigenti e realtà territoriali profondamente diverse tra loro.

In questo percorso ho imparato una cosa. Il patrimonio di un territorio rappresenta una straordinaria possibilità, ma è la qualità delle decisioni a determinare quanto di quella possibilità si trasformi in valore.

Occorre scegliere una direzione, organizzare le risorse, coinvolgere le persone giuste e costruire le condizioni affinché il turismo possa produrre benefici duraturi.

Dopo il successo del precedente “Starter Kit per i primi 100 giorni di un Assessore al Turismo“, che ha raggiunto quasi 9.000 lettori, ho ricevuto tantissimi messaggi, molti dei quali di ringraziamento per le indicazioni condivise.

Un interesse che ha confermato quanto sia sentita, tra chi amministra i territori, l’esigenza di strumenti pratici, costruiti a partire dall’esperienza sul campo.

Da qui nasce questa nuova guida, che compie un passo ulteriore. È pensata per chi ha la responsabilità di governare un territorio e vuole costruire, partendo dalle condizioni esistenti, una strategia turistica di lungo periodo.

Dieci passaggi, ciascuno collegato a un risultato e a una decisione operativa.

1. Capire quale destinazione si vuole costruire e dove finiscono i suoi confini

Il primo errore che un’amministrazione può commettere (ed è anche tra i più frequenti) è dare per scontato che la propria destinazione turistica coincida con i confini amministrativi del Comune.

I viaggiatori si muovono seguendo interessi, esperienze e tempi di percorrenza. Possono dormire in una città, visitare un paese vicino, cenare in un altro Comune e dedicare la giornata successiva a un parco naturale.

Per loro è un unico viaggio. Per le amministrazioni coinvolte, invece, quel viaggio attraversa bilanci, uffici e competenze differenti.

I confini amministrativi stabiliscono dove un Comune esercita le proprie competenze, ma non lo spazio che può occupare nella mente dei viaggiatori.

Per questo, prima ancora di costituire DMO o avviare collaborazioni con altri enti, ogni territorio può iniziare a costruire autonomamente il proprio posizionamento geografico e narrativo.

Pensiamo a un borgo del Piemonte raggiungibile in due ore da Milano. Per l’amministrazione, Milano appartiene a un’altra regione. Per un turista internazionale, invece, rappresenta un riferimento immediatamente riconoscibile.

E qui entra in gioco anche la visibilità digitale. È difficile che un turista cerchi su Google un luogo di cui ignora l’esistenza. È molto più probabile che cerchi cosa visitare nei dintorni di una destinazione già conosciuta.

Inserire questi riferimenti nella propria comunicazione significa creare nuove opportunità di essere scoperti, anche attraverso i motori di ricerca e gli assistenti AI.

È uno dei primi lavori che svolgiamo in Visit Italy quando iniziamo a collaborare con un territorio.

Qui sotto, per esempio, raccontiamo Sasso di Castalda, in Basilicata, indicando nella grafica dove si trova e nella didascalia che dista solo un’ora e 45 minuti da Napoli.

📌 La decisione operativa

Individuare 3 città o attrattori conosciuti ai quali collegare narrativamente il proprio territorio, verificando tempi di percorrenza, motivazioni di visita e opportunità di ricerca online.

Si tratta di riferimenti semplici che aiutano un luogo ancora sconosciuto a entrare nella geografia mentale di nuovi viaggiatori.

2. Fotografare la situazione prima di investire

Quanti turisti visitano il nostro territorio? Quanto si fermano? In quali mesi arrivano? Da dove provengono? E soprattutto, quanto valore lasciano?

Sono domande apparentemente semplici, alle quali molte amministrazioni faticano a rispondere con precisione.

In Italia esistono già fonti pubbliche utili. Ad esempio, l’Istat rileva arrivi e presenze nelle strutture ricettive, con dettaglio territoriale e temporale. Ma questi dati raccontano soltanto una parte della realtà.

Pensiamo a due Comuni che registrano lo stesso numero di presenze. Nel primo i visitatori si concentrano in poche settimane, nel secondo sono distribuiti lungo diversi mesi. Le conseguenze per imprese, occupazione e servizi pubblici possono essere profondamente diverse.

Per comprendere quanto valore il turismo stia realmente generando, occorre considerare anche il benessere dei residenti, il diritto all’abitare, la ricchezza che rimane nell’economia locale, l’utilizzo dell’imposta di soggiorno e gli effetti sull’identità del territorio.

Sono aspetti che richiedono di integrare i dati statistici con l’ascolto di residenti e operatori economici.

📌 La decisione operativa

Preparare una fotografia iniziale del territorio attraverso cinque dimensioni.

  • Flussi turistici — Arrivi, presenze, permanenza media e stagionalità.
  • Economia locale — Ricadute del turismo sulle imprese e sull’occupazione.
  • Comunità — Benessere dei residenti, diritto all’abitare e criticità percepite.
  • Impatto sul territorio — Pressione sui servizi pubblici e tutela dell’identità locale.
  • Risorse pubbliche — Quanto si incassa dall’imposta di soggiorno e come viene utilizzata.

Per ogni dimensione, individuare i dati già disponibili e quelli ancora da raccogliere, coinvolgendo dove necessario residenti e operatori economici.

Questa sarà la base di partenza per misurare, negli anni, quanto valore il turismo sta effettivamente producendo per il territorio.

3. Decidere quale cambiamento il turismo deve produrre

Quasi ogni amministrazione dichiara di voler aumentare il turismo.

Ma lo abbiamo visto nel punto precedente… aumentare che cosa, esattamente?

I pernottamenti? La spesa sul territorio? I periodi di apertura delle attività? L’occupazione? La frequentazione dei musei? La vitalità dei centri storici?

La risposta cambia radicalmente la strategia.

Un paese che riceve già molti visitatori nei fine settimana potrebbe avere maggiore interesse ad allungare la permanenza media. Una località balneare potrebbe voler rafforzare i mesi primaverili e autunnali. Un territorio interno potrebbe puntare a creare nuove opportunità economiche, valorizzando cammini, artigianato e produzioni locali.

E una città molto visitata potrebbe avere bisogno di distribuire meglio i flussi, alleggerendo la pressione su alcune aree.

Queste differenze sono decisive anche per scegliere gli investimenti.

Se il problema è la permanenza media, una campagna capace di generare ulteriori visite giornaliere potrebbe produrre risultati modesti rispetto all’obiettivo. Potrebbe essere più utile rafforzare le esperienze disponibili e raccontare le ragioni per fermarsi una notte in più.

📌 La decisione operativa

Individuare un obiettivo principale e un massimo di tre obiettivi complementari per i successivi tre anni.

Ogni obiettivo dovrebbe avere un indicatore, un valore iniziale, un risultato atteso e un orizzonte temporale.

L’amministrazione deve poter completare questa frase.

«Nei prossimi tre anni vogliamo che il turismo contribuisca a migliorare ________, attraverso ________, misurando ________.»

Sembra un esercizio elementare, ma non lo è affatto, perchè costringe a trasformare le intenzioni in scelte.

Prevedere una verifica annuale dei risultati, per comprendere quali interventi stanno contribuendo agli obiettivi e quali richiedono una correzione.

4. Stabilire perché qualcuno dovrebbe scegliere proprio quel territorio

Una volta compreso ciò che si vuole ottenere, occorre affrontare una delle domande più difficili del marketing territoriale.

Perché una persona dovrebbe scegliere questa destinazione invece di un’altra?

La risposta non può limitarsi a elencare monumenti, paesaggi, tradizioni e specialità gastronomiche. Sono risorse importanti, ma molte destinazioni italiane possono raccontare caratteristiche simili.

Il posizionamento nasce dalla capacità di individuare quali elementi rendano un luogo riconoscibile e quale esperienza possano rappresentare nella mente del viaggiatore.

Questo richiede una scelta.

Un territorio può valorizzare la propria cultura artigianale e rivolgersi a chi cerca esperienze legate ai saperi locali. Un altro può sviluppare un’identità legata al turismo lento. Un altro ancora può diventare una destinazione di riferimento per famiglie interessate alla natura e alle attività all’aperto.

Naturalmente queste possibilità devono essere verificate rispetto alle caratteristiche del territorio, alla domanda e alla capacità di accoglienza.

Il posizionamento richiede coerenza tra ciò che viene comunicato e ciò che il visitatore potrà effettivamente vivere.

📌 La decisione operativa

Definire tre elementi.

  • Il principale elemento distintivo della destinazione.
  • I due pubblici turistici prioritari.
  • L’esperienza che il territorio è concretamente in grado di offrire loro.

Prima di approvare una strategia di comunicazione, provare a raccontare questa proposta a persone che non conoscono il territorio.

Se il messaggio appare generico o intercambiabile con quello di altre destinazioni, probabilmente il lavoro di posizionamento deve essere approfondito.

5. Costruire desiderabilità senza aspettare le condizioni perfette

«Mancano le infrastrutture».

È una delle frasi che sento ripetere più spesso quando si parla di sviluppo turistico in Italia. E troppo frequentemente diventa una giustificazione per rimandare qualsiasi investimento nella promozione di un territorio.

Eppure, alcune delle destinazioni più desiderate al mondo sono anche tra le più complesse da raggiungere. Pensiamo a Machu Picchu, in Perù, che richiede una pianificazione articolata, tra trasferimenti, treni o trekking e accessi regolamentati, ma richiama ogni anno oltre un milione di visitatori.

La verità è che quando esiste una motivazione abbastanza forte per visitare un luogo, anche la difficoltà di raggiungerlo può passare in secondo piano.

Certo, molti Comuni italiani non hanno un Machu Picchu da raccontare. Ma non hanno nemmeno bisogno di un milione di visitatori per generare valore. Il tema è che se aspettiamo che tutte le infrastrutture siano pronte prima di iniziare a promuovere un territorio, in Italia rischiamo di rimandare tutto di dieci, forse anche vent’anni.

Naturalmente, questo non significa ignorare i problemi di accessibilità, sicurezza o qualità dei servizi. Significa evitare che diventino una condizione preliminare a qualsiasi iniziativa di promozione.

Una destinazione può iniziare a costruire il proprio posizionamento mentre migliora i collegamenti, organizza le esperienze e sviluppa i servizi. Anzi, una domanda turistica crescente può contribuire a rendere più sostenibili e giustificabili nuovi investimenti.

Promozione e sviluppo devono procedere insieme, alimentandosi reciprocamente.

📌 La decisione operativa

Individuare tre motivazioni concrete per cui un viaggiatore dovrebbe scegliere il territorio già oggi, anche in presenza di collegamenti o servizi migliorabili.

Costruire una prima strategia di promozione intorno a queste motivazioni, comunicando con trasparenza le condizioni di visita e intervenendo contemporaneamente sulle principali criticità.

L’obiettivo è iniziare a costruire desiderabilità mentre si lavora per rendere la destinazione sempre più capace di accogliere.

6. Costruire una governance capace di decidere e agire

Chi si occupa concretamente di trasformare una strategia turistica in attività?

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla proliferazione di DMO, cabine di regia e nuovi organismi. Ma abbiamo davvero bisogno di creare continuamente nuove strutture per gestire il turismo?

Troppo spesso si parla di costituire una DMO senza aver chiarito quali problemi debba risolvere e quali risultati debba produrre. Il rischio è disperdere nuove risorse in strutture organizzative, anziché utilizzarle per sviluppare concretamente la destinazione.

Quando una nuova struttura è realmente necessaria, uno spunto interessante arriva da Arezzo, dove il Comune ha costituito la Fondazione Arezzo Intour, un’organizzazione dedicata alla gestione e alla promozione turistica, che svolge anche funzioni di DMO.

Un modello nato per offrire maggiore autonomia organizzativa e continuità operativa, favorendo il coinvolgimento degli operatori del territorio.

Per chi volesse approfondire questa esperienza, ne ho parlato con Rodolfo Ademollo, direttore della Fondazione, in una puntata del podcast 99% of Italy.

Naturalmente, ogni destinazione ha esigenze diverse. A volte è sufficiente solo valorizzare e coordinare meglio le risorse e le competenze già disponibili.

📌 La decisione operativa

Verificare chi gestisce oggi il turismo, quali risorse ha a disposizione e quali difficoltà incontra.

Prima di costituire nuovi organismi, valutare come migliorare l’organizzazione esistente. Se una nuova struttura è necessaria, definirne in anticipo responsabilità, risorse e risultati attesi.

7. Censire le abitazioni e governare gli affitti brevi

Quante abitazioni del nostro Comune sono occupate stabilmente? Quante sono vuote? E quante vengono destinate agli affitti brevi?

Sono domande fondamentali per qualsiasi amministrazione, anche nei piccoli paesi dove il turismo è ancora agli inizi.

Gli affitti brevi rappresentano una grande opportunità, soprattutto dove mancano strutture alberghiere. Possono recuperare immobili inutilizzati, aumentare la capacità ricettiva e generare nuove opportunità economiche.

Ma la loro crescita deve essere monitorata fin dall’inizio.

In un piccolo borgo bastano poche decine di immobili trasformati in alloggi turistici per ridurre la disponibilità abitativa, con il rischio di creare un dormitorio turistico, pieno di visitatori nei fine settimana e sempre più vuoto di residenti durante l’anno.

È un equilibrio delicato di cui ho parlato anche qualche mese fa al TG2 Costume & Società.

Nelle città più grandi, invece, un’eccessiva concentrazione può contribuire all’aumento degli affitti e alla progressiva perdita di identità dei quartieri.

Per questo non esiste una percentuale ideale di affitti brevi valida per tutte le destinazioni. Napoli, ad esempio, ha recentemente introdotto in alcune aree del centro storico una soglia del 30% per gli usi turistico-ricettivi negli edifici interessati, tutelando la restante quota residenziale.

È fondamentale distinguere le diverse forme di ospitalità. Pensiamo ai B&B, dove il titolare accoglie i turisti nell’abitazione in cui vive, e alle case vacanza, dove interi appartamenti vengono destinati all’ospitalità turistica.

Nel primo caso, la casa continua a essere abitata e non viene sottratta alla residenzialità. Nel secondo, un immobile può uscire dal mercato abitativo. È soprattutto questa trasformazione che occorre censire e governare, prima che comprometta l’equilibrio del territorio.

Il motivo è semplice. Una destinazione che perde i propri lifers e si trasforma in un dormitorio turistico, rischia di perdere anche ciò che la rende desiderabile.

Una rappresentazione provocatoria, che semplifica una realtà molto più complessa, ma che racconta un rischio che riguarda sempre più da vicino le nostre città.

📌 La decisione operativa

Realizzare un censimento del patrimonio abitativo, distinguendo gli immobili occupati stabilmente, quelli inutilizzati e quelli destinati interamente all’ospitalità turistica, senza confonderli con i B&B nelle abitazioni dei residenti.

Monitorare annualmente la loro evoluzione e l’impatto sulla disponibilità di case per i residenti, con particolare attenzione ai centri storici e ai piccoli borghi. Dove emergono squilibri, valutare limiti e strumenti di regolamentazione compatibili con la normativa vigente.

8. Decidere come investire le risorse e restituire valore al territorio

Quanto bisogna investire per sviluppare una destinazione turistica?

Non esiste una cifra valida per tutti. Le esigenze di un piccolo Comune che vuole iniziare ad attrarre visitatori sono profondamente diverse da quelle di una città che ne accoglie già centinaia di migliaia.

Lo vediamo ogni giorno in Visit Italy, lavorando con quasi cento destinazioni, dai piccoli comuni come Castelsaraceno, fino a capoluoghi come Genova, L’Aquila e Sondrio. Cambiano i punti di partenza, gli obiettivi e, di conseguenza, anche gli investimenti necessari.

Ma oltre a quanto investire, è fondamentale stabilire come utilizzare le risorse e a chi devono arrivare i benefici.

Prendiamo l’imposta di soggiorno. Una buona pratica di gestione è quella della tassa di soggiorno trasparente, che prevede di pianificare e rendere pubblico come vengono investite le risorse raccolte dai visitatori.

Una parte del gettito può certamente sostenere il posizionamento e la promozione, per attrarre nuovi visitatori e generare opportunità economiche nel tempo. Ma pensare che queste risorse debbano essere investite esclusivamente in attività rivolte ai turisti è una visione limitata dello sviluppo turistico.

Un’altra parte può finanziare interventi che migliorano la vita dei lifers, anche di quelli che non lavorano nel settore.

Pensiamo a una corsa aggiuntiva del trasporto pubblico, a un operatore in più per la pulizia delle strade, alla manutenzione di un parco, al recupero di uno spazio culturale o al miglioramento dei servizi pubblici.

È così che il turismo può diventare un alleato anche per chi non ne beneficia economicamente, perché una parte delle risorse raccolte torna alla comunità sotto forma di servizi e miglioramenti visibili nella quotidianità.

È una prospettiva coerente con l’Equazione della Sostenibilità Turistica, che ho sviluppato per leggere il turismo attraverso la relazione tra benessere dei residenti, capacità di carico e qualità dell’esperienza.

📌 La decisione operativa

Definire un piano annuale degli investimenti con obiettivi, budget e risultati attesi. Per i Comuni che applicano l’imposta di soggiorno, pubblicare un prospetto accessibile ai cittadini che riporti quanto viene incassato, come vengono ripartite le risorse tra promozione e interventi a beneficio della comunità e quanto è stato effettivamente realizzato.

9. Farsi trovare dalle intelligenze artificiali

C’è una nuova domanda che ogni amministrazione dovrebbe iniziare a porsi. Quando un turista chiede a un’intelligenza artificiale dove andare in vacanza, il nostro territorio viene suggerito?

Per anni abbiamo lavorato per posizionare le destinazioni sui motori di ricerca. Oggi, sempre più viaggiatori chiedono direttamente a ChatGPT, Gemini e ad altri assistenti AI di suggerire mete, costruire itinerari e organizzare soggiorni.

E questo cambia profondamente le regole della visibilità turistica.

Una ricerca dell’Osservatorio AI Visibility di RankWit AI e TTG Italia, presentata nell’ottobre 2026, ha analizzato 2.837 domande di viaggio sottoposte a cinque assistenti AI.

Il risultato dovrebbe far riflettere chiunque amministri una destinazione. Solo l’8% delle fonti citate proviene da siti di promozione turistica istituzionali e appena il 2% da portali di hotel, mentre la grande maggioranza delle informazioni arriva da giornali, blog, mappe digitali e piattaforme private.

Tra le fonti più ricorrenti compare Visit Italy, insieme a realtà come Corriere della Sera e Google Maps.

È un risultato che racconta quanto sia importante costruire nel tempo un patrimonio editoriale capace di rispondere alle domande dei viaggiatori.

Per qualsiasi destinazione, i risultati della ricerca confermano la necessità di lavorare anche in ottica AEO e GEO, affinché le informazioni sul proprio territorio siano accurate, accessibili, aggiornate e facilmente interpretabili dagli assistenti AI.

Pensiamo a un viaggiatore che chieda quali borghi poco conosciuti visitare a due ore da Firenze. Se le informazioni su una destinazione sono scarse, frammentate o difficili da interpretare, il rischio è che quel luogo rimanga escluso dalle raccomandazioni.

E il fenomeno ha già raggiunto dimensioni importanti. Secondo una ricerca di Phocuswright, nel 2026 il 56% dei viaggiatori statunitensi ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per pianificare, prenotare o ricevere assistenza durante almeno un viaggio nei dodici mesi precedenti.

Con l’evoluzione degli agenti AI, sempre più capaci di accompagnare il viaggiatore dalla scelta della destinazione fino all’organizzazione del soggiorno, essere presenti nelle loro risposte diventerà una componente fondamentale della competitività turistica.

📌 La decisione operativa

Sottoporre a diversi assistenti AI, preferibilmente in sessioni non personalizzate, almeno dieci domande che un potenziale viaggiatore potrebbe formulare senza conoscere il nome della destinazione.

Ad esempio, «Quali luoghi mi consigli di visitare nel Nord Italia?» oppure «Quali sono i 10 borghi da non perdere in Toscana?».

Verificare se il proprio territorio compare tra le destinazioni suggerite, come viene raccontato e, soprattutto, quali fonti vengono citate. Sulla base dei risultati, individuare le piattaforme editoriali, i portali turistici e i media autorevoli su cui costruire una presenza continuativa.

10. Dare continuità alla strategia oltre i mandati amministrativi

Quanto tempo serve per costruire una destinazione turistica riconoscibile?

Certamente più di una stagione. Spesso più di un mandato amministrativo.

Eppure, uno degli errori più frequenti è ricominciare tutto da capo a ogni cambio di amministrazione. Cambiano gli assessori, arrivano nuovi slogan, vengono sostituiti i progetti e si interrompono percorsi che avevano appena iniziato a produrre risultati.

È diventato persino stancante assistere ad amministrazioni che si susseguono e cancellano il lavoro delle precedenti, talvolta per il solo fatto che quelle iniziative portano una firma politica diversa.

A pagare il prezzo di queste interruzioni è soprattutto il territorio. Si disperdono investimenti, competenze, relazioni e opportunità costruite negli anni.

Il posizionamento di una destinazione richiede tempo, riconoscibilità e soprattutto coerenza nelle decisioni.

A volte uno dei più grandi segni di leadership è avere il coraggio di dare continuità alle scelte giuste di chi ci ha preceduto. Anche quando appartiene a uno schieramento politico completamente diverso dal proprio.

Naturalmente, ogni amministrazione deve poter definire le proprie priorità, correggere gli errori e introdurre nuove idee. Ma dovrebbe farlo valutando ciò che funziona, anziché giudicare un progetto sulla base di chi lo ha avviato.

Il futuro turistico di un territorio appartiene alla sua comunità e non può ricominciare da zero a ogni tornata elettorale.

📌 La decisione operativa

Costruire una strategia turistica pluriennale, documentando il posizionamento scelto, i progetti avviati, le collaborazioni attive e i risultati raggiunti.

A ogni cambio di amministrazione, prevedere una ricognizione dei progetti in corso, individuando quelli da proseguire, migliorare o interrompere sulla base dei risultati e delle esigenze del territorio.

La continuità deve diventare una responsabilità amministrativa, indipendentemente da chi governa.

🎁 Bonus track: Mettere in luce il lavoro del proprio territorio

Costruire una destinazione significa anche confrontarsi con altre esperienze e trovare occasioni per valorizzare il lavoro svolto.

Un’opportunità in questo senso è rappresentata da Luminous Destinations, il riconoscimento promosso da Visit Italy che ogni anno valorizza dieci destinazioni italiane impegnate a costruire un turismo capace di generare valore per il territorio e le comunità.

Possono candidarsi Comuni, unioni di Comuni, reti territoriali e altri soggetti rappresentativi di destinazioni italiane, dai piccoli borghi alle grandi città.

Le candidature sono gratuite e aperte fino al 15 gennaio 2027. Le dieci destinazioni selezionate saranno premiate il 9 febbraio 2027 alla BIT di Milano e beneficeranno di 12 mesi di visibilità internazionale attraverso i canali di Visit Italy.

Per partecipare occorre presentare un dossier di massimo 5 pagine. Un esercizio utile, indipendentemente dall’esito della candidatura, per fare il punto sulle scelte compiute, sui risultati raggiunti e sugli obiettivi ancora da realizzare.

Per andare oltre questi dieci passi

Governare lo sviluppo turistico di una destinazione richiede visione, competenze e soprattutto la capacità di trasformare le scelte in azioni concrete.

Per chi desidera approfondire questi temi a un livello ancora più avanzato, consiglio The Italy Question, la rubrica in cui mi confronto con alcuni dei più autorevoli esperti internazionali sulle grandi sfide del turismo italiano.

Se invece amministri un territorio e vuoi lavorare sul suo posizionamento turistico, con Visit Italy accompagniamo le destinazioni in un percorso che parte dall’individuazione dei loro elementi distintivi e arriva alla costruzione di una strategia di comunicazione capace di renderle più riconoscibili e desiderabili agli occhi dei viaggiatori.

Puoi scrivermi attraverso il mio sito personale. Ti metterò in contatto con uno degli esperti di Visit Italy per un primo confronto sulle opportunità del tuo territorio.

Ruben Santopietro
Ruben Santopietrohttp://www.rubensantopietro.com
Imprenditore, fondatore e CEO di Visit Italy, piattaforma culturale indipendente che racconta l’Italia lontano dai riflettori. Da anni si occupa di marketing territoriale, affiancando destinazioni e comunità nella costruzione di un posizionamento distintivo, capace di valorizzarne l’identità e generare valore nel tempo. È stato intervistato da BBC, CNN e Skift sui temi del turismo italiano. Nel tempo libero coltiva la passione per l’arte, il vintage e l’esplorazione dei luoghi più affascinanti del mondo.